Si terrà il 27 ottobre 2023, presso I.I.S. “Mattei-Fortunato” – Via Serracapilli, 28/a – Eboli (SA), dalle 17.30 alle 19.00, il Workshop Tecnico previsto dalle attività di divulgazione del progetto FertiSele RUOLO DELLA SOSTANZA ORGANICA NEL CONTROLLO DEI PATOGENI

Il Dott. Catello Pane, Ricercatore presso CREA-Centro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo, relazionerà su “Le determinanti della soppressività dei compost verso i patogeni delle piante”, mentre il Dott. Massimo Zaccardelli, Dirigente CREA-Centro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo, illustrerà la relazione “Produzione on-farm e impiego di compost di qualità per il recupero dello stato di salute dei suoli agricoli”

Per la partecipazione al webinar saranno riconosciuti 0.188 CFP in base al vigente Regolamento per la formazione continua CONAF.

 

A cura di Simona Vingiani e Carlo Perreca

La sostanza organica del suolo costituisce la più alta riserva terrestre di carbonio e pertanto gioca un ruolo fondamentale nelle strategie di mitigazione delle emissioni di gas ad effetto serra (CO2 in particolare). La sostanza organica svolge numerose funzioni nel migliorare le proprietà fisiche e chimiche del suolo, dal favorire la formazione della struttura e la stabilità degli aggregati, all’essere fonte di elementi nutritivi per le piante. Il contenuto di sostanza organica dei suoli varia con il tipo di suolo, ma anche con il variare dell’uso del suolo e delle pratiche colturali.

Figura 1. Localizzazione delle aziende in cui sono stati campionati i suoli nella Piana del Sele.

Il carbonio organico è una componente misurabile della sostanza organica e la rete della Global Soil Partnership (GSP) della FAO ha realizzato una prima versione di carta dello stock di carbonio (SCS) nei suoli italiani, con lo scopo di rafforzare la connessione tra gli enti possessori, gestori e manutentori dei dati pedologici. Questa carta fornisce un primo quadro di riferimento nazionale coerente e armonizzato che consentirà in futuro di realizzare una versione aggiornata e controllata. L’importanza della sostanza organica viene riconosciuta ed inserita anche negli strumenti di programmazione per le politiche agricole regionali (Piani di Sviluppo Rurale), con misure che favoriscono pratiche agronomiche di conservazione della risorsa. Infatti, la diminuzione di sostanza organica è una delle principali “minacce” per il suolo, identificate dalla proposta di Direttiva del Parlamento e del Consiglio Europeo (COM 232/2006), in quanto è connessa con il peggioramento delle proprietà chimico-fisiche del suolo e con i processi di desertificazione, destando particolari preoccupazioni soprattutto nelle aree mediterranee.

 

Pertanto, l’obiettivo delle attività svolte nell’ambito del Progetto Fertisele è stato quello di stimare la dotazione di sostanza organica dei suoli nella Piana del Sele, ai fini della valutazione dei territori potenzialmente interessati all’impiego di vermicompost. I dati che sono stati analizzati fanno riferimento a due periodi temporali diversi: 1) anni 2000-2004 (dati del Progetto Carta dei Suoli della Campania 1: 50.000, pubblicate dalla Regione Campania Assessorato all’Agricoltura SeSIRCA), 2) 2016-2021 dati forniti dalla Regione Campania (UOD STP di Salerno) e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (Progetti “QrCode Campania” e “Campania Trasparente”). I dati delle due fonti sono stati elaborati separatamente. Per i dati relativi al periodo più recente, le aziende sono state identificate sulla base della superficie agricola utilizzata (piccole: SAU < 10 ha; medie: SAU 10 < ha < 20; grandi: SAU > 20 ha) (Figura 1) e i dati dei due diversi periodi di tempo sono stati confrontati per identificare le aree della Piana del Sele che nel tempo hanno subito maggiori perdite di sostanza organica.Per elaborare una stima della dotazione in sostanza organica (SO) dei suoli (scarsa, normale, buona o molto buona) è stato utilizzato lo schema di riferimento riportato dalla Regione Campania, nella Guida alle Analisi del terreno (http://www.agricoltura.regione.campania.it/disciplinari/DRD_51-17-03-23-ALLEGATO-A.pdf) che relaziona il carbonio organico o la sostanza organica alla tessitura del suolo, ossia alla percentuale di sabbia, limo e argilla dei suoli.

Tabella 1. Percentuale di aziende piccole, medie e grandi con dotazione di sostanza organica da scarsa a molto buona.

In sintesi, dalle analisi effettuate (Tabella 1) risulta che circa il 50% delle aziende di piccole dimensioni presenta una buona dotazione di sostanza organica, ma circa l’8% ha una scarsa dotazione e il 33% una dotazione normale. Per quanto riguarda le medie e grandi aziende, invece, circa il 26% ha una scarsa dotazione, mentre rispettivamente il 31 ed il 28% delle aziende ha una dotazione normale. Pertanto, è stato possibile stimare un fabbisogno di vermicompost soprattutto nelle medie e nelle grandi aziende.

Infine, da uno sguardo d’insieme alle dotazioni di sostanza organica dei suoli nel tempo, si evince che negli ultimi dieci anni le aree in sinistra orografica del fiume Sele hanno generalmente conservato una dotazione normale/buona di sostanza organica, mentre quelle in destra orografica, soprattutto lungo la costa, hanno subito un depauperamento generalizzato della sostanza organica, che attualmente risulta da buona a scarsa, rispetto ad inizio anni 2000.

 

 

Progetto FERTISELE” Gestione sostenibile della fertilità dei suoli della Piana del Se/e per la produzione destinata alla IV gamma in coltura protetta mediante ammendanti organici di qualità provenienti dal comparto zootecnico locale”, CUP: B78H19005100009, nell’ambito della Misura 16, Tipologia di intervento 16.1.1- AZIONE 2 – PSR CAMPANIA 2014-2020 – “Sostegno per costituzione e funzionamento dei GO del PEI in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura”

In un periodo in cui la sostenibilità e la transizione ecologica sono al centro dell’attenzione, il vermicompost si presenta come un esempio eccellente di come sia possibile riutilizzare efficacemente le biomasse e i sottoprodotti agricoli, consentendo sia la riduzione di rifiuti, sia la creazione di benefici economici per il settore primario e non solo. Infatti, alimentando gli impianti di biogas con sottoprodotti agricoli, tra cui acque di vegetazione dei frantoi, siero del latte e liquami bufalini, è possibile ottenere il vermicompost (fertilizzante naturale), in seguito ad una serie di processi bio-chimici che avvengono sul digestato, sottoprodotto dell’impianto di biogas. Le attività coordinate dal Prof. Caracciolo hanno avuto come obiettivo principale la valutazione dell’impatto dell’uso del vermicompost (tal quale e combinato ad altre pratiche agricole) sulla resa di spinacio e sulla qualità del suolo, presso un’azienda serricola biologica della “Piana del Sele”.

Figura 1. Vermicompost: esempio di economia circolare dal riuso di sottoprodotti agricoli.

Focus dell’indagine è stato quello di verificare se il vermicompost potesse realmente agire come un esemplare modello di economia circolare in quel particolare contesto agricolo. Questo ha coinvolto un’analisi comparativa dell’efficacia del vermicompost rispetto ad altre pratiche agricole, nonché la valutazione dei benefici economici.

Oltre a fungere da catalizzatore per la riduzione dei rifiuti, il vermicompost rappresenta un’alternativa eco-compatibile ai fertilizzanti chimici. Con il suo utilizzo, gli agricoltori possono diminuire la loro dipendenza da prodotti chimici, attuando così una protezione efficace del suolo e dell’ecosistema nel suo complesso. Non solo, lo studio specifico ha dimostrato come il vermicompost contribuisce ad arricchire la struttura e la composizione nutrizionale del suolo, diminuendo la necessità di lavorazioni più invasive e favorendo una gestione sostenibile delle risorse agricole.

Dal punto di vista economico, il vermicompost offre un ritorno sull’investimento che va oltre la sostenibilità ambientale. Nel contesto della coltivazione di spinacio biologico in serra, è stato dimostrato che l’uso del vermicompost porta a benefici economici multipli: da un lato, diminuisce i costi legati ad altre pratiche come il sovescio, e dall’altro, incrementa significativamente la resa dello spinacio, ampliando così la redditività dell’azienda.

Figura 2. Benefici economici (euro/mq) derivanti dalle diverse pratiche adottate

In sintesi, il vermicompost sembra affermarsi come un concreto modello di economia circolare: il vermicompost non solo migliora la resa e la qualità del suolo, ma fa anche progressi significativi verso una pratica sostenibile e circolare, condividendo valore tra gli attori della filiera e contribuendo al benessere della società nel suo complesso

Progetto FERTISELE” Gestione sostenibile della fertilità dei suoli della Piana del Se/e per la produzione destinata alla IV gamma in coltura protetta mediante ammendanti organici di qualità provenienti dal comparto zootecnico locale”, CUP: B78H19005100009, nell’ambito della Misura 16, Tipologia di intervento 16.1.1- AZIONE 2 – PSR CAMPANIA 2014-2020 – “Sostegno per costituzione e funzionamento dei GO del PEI in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura”

Fallanze durante l’emergenza di rucola sotto serra

Le colture agrarie sono costantemente esposte all’azione avversa di patogeni fungini che vivono nel suolo: sono i cosiddetti patogeni tellurici, che causano diverse malattie dell’apparato radicale e del colletto e che sono una minaccia costante della produttività e dello stato di salute dell’intero agroecosistema. Questi microorganismi dannosi possono diventare endemici e di difficile eradicazione allorquando il suolo è soggetto ad intensivo sfruttamento, eccesso di lavorazione meccanica, coltivazione delle medesime specie e non apporto di sostanza organica di qualità, tutte condizioni che si verificano purtroppo nelle produzioni di baby leaf da quarta gamma in coltura protetta e che determinano depauperamento delle risorse nutrizionali, decadimento della struttura e del contenuto di sostanza organica nei suoli ed accumulo di composti allelopatici, oltre che dei propaguli del patogeno. Tale percorso è ben avviato verso l’instaurarsi della cosiddetta sindrome della “stanchezza del terreno” il cui effetto evidente è misurato nel calo delle rese e nella recrudescenza di alcune patologie soil-borne, come ad esempio la moria delle giovani plantule all’emergenza e tracheofusariosi e marciumi radicali in post emergenza. È necessario invertire questa tendenza introducendo strategie di mitigazione degli impatti della coltura intensiva e di recupero sostanziale della soppressività naturale dei suoli, cercando di ripristinare i meccanismi agroecologici che ne sono alla base. La soppressività naturale è una proprietà innata dei suoli “indisturbati”, ed è sostenuta dalla biodiversità dei micro e mesoorganismi che proliferano in presenza di un ricco e variegato pool di sostanza organica che ne alimenta i cicli biogeochimici e ne sostiene un dinamico e delicato equilibrio nei rapporti ecologici, mantenendo così le popolazioni patogene sotto livelli compatibili con la vita vegetale. In serra, il rapido susseguirsi di cicli monocolturali, destrutturazione del suolo, valori elevati di umidità e temperatura, favorendo la mineralizzazione della preziosa componente organica costituita da composti a base di carbonio, determinano una graduale riduzione della fertilità microbiologica del suolo e della soppressività naturale. Per incrementare tale proprietà benefica dei suoli è pertanto necessario, da un lato, reintegrare la riserva di carbonio tellurico che è andata via via scemando attraverso l’incorporazione nel suolo di preziosi prodotti organici come il compost di qualità e, dall’altro, aiutare la ricostituzione di comunità microbiche variegate e persistenti, per esempio anche attraverso la somministrazione di bioinoculi di microorganismi utili, in grado di colonizzare l’ambiente tellurico ed esercitare un’ azione antagonistica nei riguardi delle popolazioni dei patogeni. Il compost è un prodotto solido organico ottenuto dalla trasformazione di sostanza organica fresca non decomposta (ad es. residui colturali, scarti agro-industriali, separato solido zootecnico, ecc.) attraverso il processo di compostaggio, in una sostanza più matura e di qualità superiore, in grado di resistere nel suolo e di realizzare i propri effetti benefici più a lungo. Il compost può essere incorporato al suolo a dosi agronomiche determinate, innanzitutto, sulla base degli apporti in elementi, all’inizio del ciclo, in concomitanza delle lavorazioni di preparazione che interessano lo strato esplorato dalle radici. La somministrazione di un pool di microorganismi utili in combinazione al compost, magari reiterata per fertirrigazione anche in altri momenti del ciclo colturale, potrebbe concorrere ad accorciare i tempi di recupero della struttura microbica biodiversificata ed antagonista nel suolo e aumentare, in tal modo, il grado di protezione delle piante. È importante definire su tale prospettiva un modello di gestione organica del suolo che sia duraturo nel tempo e che consenta di avere un incremento netto, negli anni, del tenore di sostanza organica del suolo in grado di migliorarne la capacità tampone e la resilienza alla pratica agricola. Al fine di abbattere i livelli di inoculo dei patogeni presenti nel suolo, si fa ricorso alla solarizzazione mediante copertura della superficie con film plastico ed intrappolamento dell’energia solare che, sottoforma di calore, estrinseca attività biocida, purtroppo indiscriminata, nei primi strati del profilo. Sovente, la pratica della solarizzazione viene combinata all’ammendamento con compost oppure al sovescio di essenze erbacee che liberano composti volatili ad azione antifungina, associando all’effetto del calore anche quello biofumigante. Tali pratiche biogeodisinfettanti hanno effetto abbattente anche sulla microflora utile, ed è bene comunque prevedere lunghe pause tra due applicazioni successive, in modo da consentirne il recupero e l’assestamento in termini di popolazione. La gestione organica dei suoli in associazione con pratiche favorevoli allo sviluppo della microflora utile, rappresenta una valida strategia di recupero della qualità generale dei suoli e ripristino della soppressività, con vantaggi in termini di produttività e minore dipendenza da altri input esterni per la gestione fitopatologica.

Catello Pane e Massimo Zaccardelli

CREA-Cerntro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo. Via Cavalleggeri 25, 84098 Pontecagnano (SA). E-mail: massimo.zaccardelli@crea.gov.it

Progetto FERTISELE” Gestione sostenibile della fertilità dei suoli della Piana del Se/e per la produzione destinata alla IV gamma in coltura protetta mediante ammendanti organici di qualità provenienti dal comparto zootecnico locale”, CUP: B78H19005100009, nell’ambito della Misura 16, Tipologia di intervento 16.1.1- AZIONE 2 – PSR CAMPANIA 2014-2020 – “Sostegno per costituzione e funzionamento dei GO del PEI in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura”

 

I lombrichi sono stati definiti da Aristotele “Intestino del mondo”, mentre Charles Darwin li ha definiti “Gli animali più importanti sulla terra”, dedicando a questi piccoli ma importantissimi animali il suo ultimo saggio. Molti li chiamano in senso dispregiativo “vermi”, ma in realtà i lombrichi si possono considerare un prodigio della natura.

Alcune specie di lombrichi sono in grado di trasformare la materia organica in vermicompost o humus di lombrico, uno dei migliori fertilizzanti naturali. Si tratta di un ammendante ammesso in agricoltura biologica in grado di migliorare la struttura chimica, biologica e fisica del suolo aumentandone considerevolmente la fertilità. La presenza di lombrichi, infatti, incrementa del 50% la sostanza organica di un terreno, di 1,5 volte il contenuto di calcio, di 2 volte il contenuto di magnesio, di 5 volte quello dell’azoto, di 7 volte quello del fosforo e di 11 volte il contenuto di potassio, rispetto alle condizioni di partenza.

Letame equino maturo in trasformazione ad opera dei lombrichi

Tuttavia, non tutti i lombrichi sono in grado di raggiungere queste performance. Di lombrichi, infatti, ne sono state censite finora 8.300 specie. Per la loro resistenza e prolificità, due specie – Eisenia andrei ed Eisenia fetida – sono state selezionate ai fini del vermicompostaggio, processo di bio-degradazione attraverso il quale l’azione combinata di microrganismi e lombrichi riesce a trasformare le proteine degli scarti organici in minerali in grado di nutrire il suolo e le piante. Comunemente i lombrichi compostatori sono chiamati lombrichi rossi californiani, ma non sono in via esclusiva americani, in quanto sono presenti in tutte le zone temperate del mondo. La loro denominazione di “californiani” è semplicemente legata al fatto che la moderna lombricoltura è nata in quelle zone. Nella gestione di un allevamento di lombrichi, sia esso hobbistico che professionale, le variabili più importanti da tenere sotto controllo sono l’alimentazione, la temperatura della lettiera, l’umidità, il ph e la densità di lombrichi per unità di superficie di terreno. I lombrichi si cibano di qualsiasi scarto organico in decomposizione ma, per produrre un humus di lombrico di qualità da immettere in commercio, si deve utilizzare solo letame, pollina ed effluenti di allevamenti non industriali. I migliori letami sono quelli di origine ovina ed equina. Occorre fare attenzione al grado di fermentazione degli scarti, in quanto prodotti ancora non decomposti rilasciano sostanze che danneggiano i lombrichi, tanto che una grande quantità può arrivare a determinarne la loro fuga o addirittura uccisione. In condizioni ottimali di allevamento è possibile raccogliere vermicompost pronto all’uso dopo 3 mesi circa, in quantità pari alla metà della materia organica fornita in pasto ai lombrichi.

Impianto di vermicompostaggio

Stefano Martino Argenziano1 e Massimo Zaccardelli2

  1. Lombricoltura PerTerra, Ceraso (SA)

2.CREA-Cerntro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo. Via Cavalleggeri 25, 84098 Pontecagnano (SA). E-mail: massimo.zaccardelli@crea.gov.it

Progetto FERTISELE” Gestione sostenibile della fertilità dei suoli della Piana del Se/e per la produzione destinata alla IV gamma in coltura protetta mediante ammendanti organici di qualità provenienti dal comparto zootecnico locale”, CUP: B78H19005100009, nell’ambito della Misura 16, Tipologia di intervento 16.1.1- AZIONE 2 – PSR CAMPANIA 2014-2020 – “Sostegno per costituzione e funzionamento dei GO del PEI in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura”

Si terrà lunedì 9 ottobre, con inizio alle ore 17.30, il workshop tecnico sulle tecniche sostenibili di gestione del suolo. Interverrà il Prof. Claudio Ciavatta, del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, con una relazione dal titolo “I fertilizzanti: aspetti agronomici e ambientali”. Di seguito, il Dott. Agr. Marco Valerio Del Grosso, Agronomo di campo, Libero Professionista e Consulente Agronomico Aziende Agricole – Antesia, relazionerà sulla problematica dei contaminanti nei fertilizzanti.
Il workshop si svolgerà come webinar. Il link per partecipare: Link per partecipare al webinar: https://teams.live.com/meet/9451026799090?p=IPpwjAGZPa5QijvM